Bell’andare – Una storia d’amore

Quando la incontrai era in mezzo a tante altre in vendita, usata, per una pipa di tabacco….privata quasi della sua dignità.

E’ stato amore: era brutta e malvestita con colori che avrebbero incupito chiunque, ma alcuni componenti e le proporzioni del telaio tradivano le sue eleganti e raffinate potenzialità. Non ho resistito e l’ho presa con me e subito ho capito cosa sarebbe diventata: una bellissima compagna di viaggi lungo i tranquilli e languidi percorsi disseminati in ogni dove lungo la Riviera del Brenta.

All'inizio era così un brutto anatroccolo

All’inizio era così un brutto anatroccolo

Mi sono subito reso conto che un telaio con quelle proporzioni non poteva avere dei componenti standard per essere valorizzato: meritava componenti che  facessero risaltare le sue eleganti forme e che le dessero il rango che si meritava.

Alcuni componenti già erano degni di nota: attacco manubrio ITM Bianchi, manubrio, reggisella  avevano bisogno solo di una sverniciatura e ua lucidatura a specchio, mentre le ruote montate su mozzi shimano Ultegra 6400 con raggi inox e cerchi Fiamme Duran erano semplicemente spettacolari così come erano

Per capire cosa realmente voleva diventare, abbiamo fatto amicizia e mi ha portato a zonzo, così come era per un centinaio di chilometri e da come reagiva ai miei colpi di pedale ho capito che la sua indole era quella dell’elegante signora che si trova a proprio agio nei salotti buoni dei paesi rivieraschi o posizionati lungo il le rive piemontesi del lago maggiore, Arona o Stresa solo per nominarne due che amo particolarmente.

La conclusione è stata immediata: dovevo darle un vestito all’altezza delle eleganti riviere italiane e il riferimento ai motoscafi riva e ai materiali lignei che li compongono è stato d’obbligo……tutti gli accessori in lei dovevano essere prodotti con materiali vivi legno di teck per portapacchi e parafanghi e portaaccessori sul portaborraccia, cuoio naturale per nastro manubrio, paracatena sul carro posteriore e sulla sella, spago naturale di lino per la legatura del nastro manubrio. Ovviamente una riverniciatura a liquido con un colore decisamente più adeguato era d’obbligo perché il tutto avesse un senso.

Ora, dopo otto mesi di gestazione, la trasformazione è completa e Bell’andare si è trasformato da brutto anatroccolo a cigno e, con incedere elegante, gioiosa mi porta lungo la Riviera del Brenta facendo trasparire la sua sinuosa eleganza.

I SUOI DETTAGLI

telaio Bianchi acciaio Cr Mo; Attacco manubrio Bianchi alluminio vintage lucidato a specchio; curva ITM alluminio tipo milano; reggisella Bianchi alluminio aero vintage lucidato a specchio; forcella acciaio cromato unicrown per serie sterzo tradizionale; freni saccon City 2 neri con pattini jagwire; leve freno Saccon sport; ruote assemblate con cerchi fiamme duran neri su mozzi shimano Ultegra 6400 con raggi 32 raggi inox; coperture Vittoria Rubino Pro; serie sterzo Shiamno Dura Ace 1″ filettata; Movimento centrale Shimano ultegra sigillato; Guarnitura Shimano Ultegra 6400 con paracatena su misura al posto della corona da 52 denti; deragliatore posteriore Shimano ultegra 6400 8 v; pignoni Shimano Ultegra 8V; Manettino del cambio Shimano Ultgra 8V al telaio con supporto su misura; Parafanghi e portapacchi in legno di teck con componentistica in acciaio Inox ed alluminio su misura; Carter scheletrato su misura; Porta accessori in legno su misura; portaborraccia Elite ciussi INOX; sella Brooks B17; Borsetta sottosella in cuoio; borsoni mondosport in similpelle; targhetta sul tubo manubrio ciclonauta su misura in acciaio INOX.

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2 thoughts on “Bell’andare – Una storia d’amore

  1. Lasciami dire che sono rimasto sbalordito dal grande lavoro fatto… veramente complimenti. Sarebbe bello che postassi i vari procedimenti per la realizzazione dei vari pezzi in legno e alluminio. Ciao e ancora complimenti

    • Ti ringrazio Francesco, è stata veramente una bella esperienza lavorare su questa bicicletta. Come per la “Serenissima” (https://lafucinadellebiciclette.wordpress.com/2014/06/11/serenissima-il-ritorno-dello-sfarzo/) I procedimenti sono tutti manuali e richiedono solamente manualità ed ovviamente un minimo di attrezzatura non tanto perchè sia necessaria per fare il lavoro, ma semplicemente per renderlo più accurato a parità di tempo impiegato. L’unica un po’ complicata è stata la realizzazione dei parafanghi che sono composti da strati ti teack massello da circa 2 mm di spessore incollati con colla vinilica tipo Vinavil59 e mantenuti in dima una settimana affichè la colla facesse si che ne mantenessero la curvatura. Qui ho dovuto preparare la dima con le misure adeguate alla ruota e la controdima per pressare il sadndwich di fasciame; in questa fase il vero trucco che non si vede, ma che è necessario è stato quello di lavare il legno do teack con diluente al nitro immediatamente prima di incollarlo per rimuovere l’olio che questo legno ha dentro di se (e che continua a produrre anche quando è tagliato) e che ne avrebbe impedito l’incollaggio.
      Un unico grande aiuto me l’ha dato il programma di disegno meccanico che ho utilizzato per tracciare su carta adesiva le sagome dei pezzi da produrre con una precisione tale che qualsiasi tracciatura manuale, con i mezzi in mio possesso, non avrebbe mai avuto.

      Comunque, ti ringrazio di nuovo e magari chissà, appena avrò un po di tempo posterò le procedure che ho utilizzato….comunque nel caso decidessi di fare qualcosa per te, se hai qualche domanda fammela pure, se ne sarò in grado sarò ben felice di scambiare e condividere con te le mie esperienze.

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